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La legge regionale n.30 del 3 settembre 2002, attraverso la trasformazione dell'Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Roma in due Aziende Territoriali per l'Edilizia Residenziale Pubblica (ATER) - il cui ambito territoriale corrisponde, rispettivamente, al territorio del Comune di Roma (ATER del Comune di Roma) ed a quello della Provincia (ATER della Provincia di Roma), escluso il comprensorio di Civitavecchia di competenza dell'omonima ATER - mira a prefigurare strutture in grado di far fronte, anche attraverso maggiori spazi operativi, alle nuove emergenze alloggiative e di porre le basi per un nuovo modello abitativo.
L'ambito cui rapportarsi è in questi ultimi anni, per l'edilizia pubblica, notevolmente mutato sia nei riferimenti che nelle prospettive.

Senza più il flusso dei finanziamenti garantiti dallo Stato diviene arduo sia poter conservare l'integrità fisica del patrimonio realizzato, sia fronteggiare le esigenze di alloggi non più soltanto delle categorie dei meno abbienti, ma anche di altre categorie di cittadini, come quelle formatesi per il lievitare vertiginoso dei canoni di locazione dell'edilizia privata.
Si è così, ormai, configurata una sorta di nuovo proletariato che ha già iniziato a bussare, sempre più insistentemente, alle porte del potere. Perché, nonostante sia cresciuto il numero di proprietari della prima casa, moltissime famiglie vivono al limite della soglia di povertà, spendendo per l'affitto ben oltre il 35% del proprio reddito.
Queste situazioni vanno a sommarsi a quelle esasperate dalla presenza di problemi di handicap, di anziani con reddito minimo, di tossicodipendenza, di immigrazione, di giovani coppie, di ragazze madri, di studenti, determinando, in particolare nelle grandi città, l'acuirsi della disparità tra classi sociali.
Si riaffaccia così "l'emergenza casa".

La risposta questa volta non potrà limitarsi soltanto a fornire, come qualche volta è accaduto, uno spazio per sopravvivere, più o meno etichettato da forme diverse di sperimentazione, ma dovrà, anche e soprattutto, considerare la persona che in quello spazio andrà a vivere. A tal proposito fa pensare la rilettura di alcune norme che nel 1903, regolavano nel nascente I.C.P., la realizzazione di abitazioni, norme il cui rispetto ha dato luogo ad interventi esemplari come a San Saba: "il casamento per alloggi popolari non deve avere un numero di piani maggiori di tre, oltre il piano terreno, e in ogni pianerottolo della scala non si devono aprire più di sei alloggi. Le dette scale devono essere ben illuminate sia di giorno che nelle prime ore della notte, tenute con la massima pulizia. e devono ricevere luce ed aria possibilmente mediante vani di finestre che siano in diretta comunicazione con l'esterno.In detti casamenti non si ammettono né chiostrine o pozzi di luce, né cortili chiusi; questi devono avere ampiezza sufficiente ed essere sempre aperti da un lato".

Una "progettazione sociale" dell'abitare quindi, che tenga prioritariamente in considerazione le classi più deboli e che, attraverso appropriate ristrutturazioni, migliori definitivamente le condizioni dell'utenza in quei complessi di edilizia pubblica ancora emarginati dal contesto urbano.

Per effetto della legge regionale 30 l'ATER che da Ente pubblico non economico (I.A.C.P.) diviene Ente pubblico economico, amplia le proprie competenze e le possibilità di rapportarsi con tutti gli operatori presenti nel settore della casa.

La nuova Azienda dovrebbe essere in grado di risolvere con piena soddisfazione dell'utenza, almeno una parte delle problematiche esistenti, coniugando i vecchi ai nuovi compiti, attraverso le attività che di seguito si elencano:

  • supporto alla Regione, agli enti locali ed ai privati per la progettazione e l'attuazione di interventi di edilizia residenziale inseriti in programmi di recupero o riqualificazione edilizia ed urbanistica previsti dalla normativa vigente, nonché per la realizzazione di interventi di edilizia convenzionata agevolata o auto finanziata;
  • gestione del patrimonio edilizio eventualmente affidato da soggetti pubblici, ivi compresi quelli previdenziali, non riservato alle finalità dell'edilizia residenziale pubblica nonché quello affidato da soggetti privati destinato all'edilizia agevolata;
  • ricerca, recupero, sperimentazione e realizzazione di modelli di architettura tradizionale con riferimento a nuovi insediamenti a bassa densità abitativa anche con ipotesi di sostituzione edilizia ai fini della riqualificazione sociale ed ambientale dei quartieri, nel rispetto del principio di sostenibilità e valorizzazione delle tecniche innovative in materia di fonti energetiche rinnovabili, recuperabili o alternative, anche in collaborazione con università, istituti culturali e di ricerca pubblici e privati e con gli ordini professionali;
  • studio, progettazione e realizzazione urbanistico-edilizia, manutentivo-gestionale e di assetto territoriale su incarico di enti pubblici e di privati.

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